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L’indagine Fòrema-Confindustria Veneto Est mostra che le tecnologie digitali non sono un accessorio, ma una variabile decisiva nella scelta del lavoro. Nel campione di 1.015 giovani 18–34 anni, il 56 % indica l’intelligenza artificiale generativa come la tecnologia che più vorrebbe utilizzare sul lavoro, seguita da data analytics/BI (49 %), cloud computing (44 %), robotica/automazione (33 %) e cybersecurity (32 %). La survey ASviS-Jobiri conferma che il digitale fa ormai parte della quotidianità: il 64 % degli universitari italiani usa l’AI almeno una volta a settimana, il 58 % la impiega per scrivere CV e lettere di presentazione, e il 62 % la considera un alleato capace di semplificare le attività.
Non è solo questione di curiosità tecnica. Come ha sottolineato il presidente del Great Place to Work Italia, Beniamino Bedusa, «oggi è normale cambiare spesso azienda; le aspettative dei giovani verso i manager e i leader sono molto più alte». I giovani cercano ruoli che li facciano crescere e, soprattutto, che offrano concrete opportunità di applicare ciò che hanno imparato. Il rapporto Deloitte 2025 rileva che il 73 % della Gen Z e dei Millennial italiani ritiene che la GenAI migliori la qualità del lavoro e il work-life balance, e che il 62 % orienta la carriera verso ambiti meno esposti all’automazione.
Per gli HR manager, la lezione è chiara: investire in AI, big data, cloud e robotica non è solo un upgrade tecnico, ma un potente strumento di employer branding. Secondo il Tech Magnet Score di Fòrema, le imprese con alta adozione di AI/IoT/Cyber registrano un +14 % nella probabilità che i candidati accettino un’offerta. Al contrario, solo il 19 % delle aziende nordestine oggi valorizza l’innovazione nelle job description. Integrare la GenAI nella formazione interna, creare “digital lab” con ITS e università e raccontare con trasparenza i progetti tecnologici può diventare una leva decisiva per attrarre i talenti più ambiti.
Tutti i dati e i trend nel report completo qui: