Lavoro
Formazione
Webinar gratuito: Come rimanere competitivi nell'era dell'Intelligenza Artificiale
La digitalizzazione delle imprese attraverso le misure del PNRR
Le novità per la formazione di Cigs, Naspi e GOL con la nuova Manovra 2022
Il trucco per il successo? Ce lo svela Robert Jhonson, il coach degli imprenditori vincenti
Gender gap in Italia: la lunga strada verso la parità di genere
“Dobbiamo fare un corso obbligatorio sull'Intelligenza Artificiale a tutti i dipendenti?”
È probabilmente una delle domande che le aziende stanno ponendo con maggiore frequenza dopo l'entrata in applicazione dell'AI Act.
La risposta corretta è più interessante di un semplice sì o no.
L'AI Act prevede effettivamente un obbligo relativo all'AI Literacy, applicabile dal 2 febbraio 2025. Ma non stabilisce un corso standard obbligatorio, non definisce un numero minimo di ore e non prescrive uno specifico attestato.
L'articolo 4 richiede a provider e deployer di sistemi AI di adottare misure a sostegno dello sviluppo dell'alfabetizzazione in materia di Intelligenza Artificiale delle persone che operano con questi sistemi per loro conto, tenendo conto delle loro conoscenze, esperienza, istruzione, formazione e del contesto di utilizzo dell'AI. Dopo le modifiche introdotte nel 2026 non viene inoltre imposto un unico livello standard di alfabetizzazione valido per tutti.
È quindi necessario passare dalla logica del “corso obbligatorio uguale per tutti” a quella della competenza adeguata all'utilizzo.
Conoscere tecniche di prompting è utile.
Ma l'AI Literacy richiesta a un'organizzazione è qualcosa di più ampio.
Una persona che utilizza quotidianamente sistemi generativi dovrebbe comprendere almeno che l'output dell'AI può essere errato, incompleto o apparentemente credibile pur non essendo corretto.
Dovrebbe sapere quali informazioni possono essere inserite nello strumento e quali richiedono maggiore attenzione.
Dovrebbe comprendere che il sistema non sostituisce automaticamente la propria responsabilità professionale.
E dovrebbe conoscere le regole stabilite dall'azienda.
La Commissione suggerisce di partire da tre domande: quale AI viene utilizzata nell'organizzazione, quale ruolo assume l'organizzazione rispetto al sistema e quali rischi devono conoscere le persone che lo utilizzano.
Questo è probabilmente l'aspetto più importante da comprendere.
Un dipendente che utilizza un assistente generativo per migliorare la forma di un testo non ha necessariamente bisogno della stessa preparazione dell'HR manager che lavora con uno strumento algoritmico utilizzato nella selezione.
Allo stesso modo, un responsabile IT deve comprendere aspetti differenti rispetto a un utilizzatore occasionale.
Una buona architettura di AI Literacy dovrebbe quindi prevedere livelli differenti.
Alla popolazione aziendale può servire una base comune: principi di funzionamento, rischi, uso corretto, dati e regole interne.
Ai manager serve qualcosa in più: come valutare gli output, quali responsabilità rimangono in capo alla persona, quando autorizzare un utilizzo e quando richiedere un approfondimento.
A IT, Innovation, HR, Legal o funzioni che operano su processi sensibili può servire una preparazione molto più specifica.
Il servizio Fòrema nasce già con questa logica, distinguendo formazione per prime linee e percorsi destinati all'intera popolazione aziendale. ai act fòrema (1)
Non necessariamente.
La Commissione europea osserva espressamente che, in molti casi, basarsi soltanto sulle istruzioni d'uso del sistema o chiedere ai lavoratori di leggerle potrebbe risultare inefficace. Le misure dovrebbero essere adeguate alle persone, alla finalità e al contesto nel quale il sistema viene utilizzato.
Questo non significa che la formazione frontale sia sempre l'unica soluzione.
L'AI Literacy può essere costruita combinando formazione, linee guida, policy, microlearning, laboratori applicativi, comunicazione interna e aggiornamenti periodici.
La domanda corretta non è quindi: “abbiamo fatto il corso?”, ma: “le persone che utilizzano l'AI sono in grado di farlo consapevolmente nel loro specifico contesto?”
Il primo è limitarsi a un webinar generalista sull'AI Act senza collegarlo agli strumenti utilizzati realmente.
Il secondo è formare soltanto l'IT.
L'AI generativa viene spesso utilizzata in Marketing, Commerciale, HR, Amministrazione, Operations e Direzione molto prima che l'IT ne abbia piena conoscenza.
Il terzo è considerare la formazione conclusa dopo un'unica iniziativa.
Strumenti e funzionalità cambiano rapidamente. Un programma di alfabetizzazione dovrebbe quindi avere una logica di aggiornamento.
Prendiamo un'impresa manifatturiera.
Un impiegato amministrativo utilizza Copilot per sintetizzare documenti.
Un commerciale prepara bozze di offerte attraverso un sistema generativo.
Un HR manager sperimenta software che assistono la selezione.
Un responsabile IT valuta quali applicazioni autorizzare.
Dire a tutti semplicemente “non inserite dati riservati” è insufficiente.
Il commerciale deve comprendere anche la verifica dei contenuti generati.
L'HR deve conoscere i rischi relativi a discriminazione, decisioni sulle persone e possibili sistemi ad alto rischio.
L'IT deve sapere valutare strumenti e modalità di utilizzo.
La Direzione deve comprendere chi assume la responsabilità di decidere cosa può entrare nei processi aziendali.
L'AI Literacy deve quindi diventare una competenza organizzativa distribuita.
La Commissione chiarisce che l'AI Act non impone uno specifico certificato di AI Literacy.
Ciò non significa, però, che sia inutile documentare ciò che l'impresa ha fatto.
È opportuno poter ricostruire chi è stato coinvolto, quale contenuto è stato erogato, a quali utilizzi si riferiva e quali altre misure sono state adottate.
Documentare l'attività serve soprattutto a dimostrare che il programma non è stato improvvisato.
Ridurre l'AI Literacy a un adempimento normativo sarebbe un'occasione persa.
Un dipendente che comprende limiti e potenzialità dell'AI non è soltanto meno esposto ai rischi.
È anche più capace di utilizzarla. Sa quando fidarsi. Sa quando verificare. Sa quali attività possono essere accelerate. Sa quando l'AI non è lo strumento adatto. Ed è proprio questa combinazione tra consapevolezza e competenza che può generare valore.
Fòrema costruisce percorsi di AI Literacy differenziati per ruolo e livello di utilizzo, dalla formazione delle prime linee ai programmi rivolti all'intera popolazione aziendale, fino ai laboratori applicativi per trasformare la conoscenza in capacità operativa.
Vuoi conoscere il servizio di supporto AI Act di Fòrema? Scarica la brochure in allegato e scrivi per maggiori informazioni a francesca.rossetto@forema.it
Il corso AI Act è obbligatorio?
L'AI Act prevede l'obbligo di adottare misure a sostegno dell'AI Literacy, non un corso standard obbligatorio uguale per tutte le aziende. Strategia Digitale Europea
Quante ore di formazione bisogna fare?
Il Regolamento non stabilisce un numero minimo generale di ore.
Tutti i dipendenti devono seguire lo stesso percorso?
No. L'approccio dovrebbe essere coerente con ruolo, conoscenze e contesto d'uso.
Serve un attestato?
Non è previsto uno specifico certificato obbligatorio di AI Literacy.
La formazione fatta una volta è sufficiente?
L'AI evolve rapidamente; è quindi opportuno prevedere aggiornamenti coerenti con strumenti e utilizzi effettivi.