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Dal 2026 solo i soggetti in possesso dello status di “dichiarante CBAM autorizzato” potranno importare in modo regolare le merci soggette al meccanismo di adeguamento del carbonio alla frontiera. È un cambiamento profondo per gli importatori e per i rappresentanti doganali indiretti: il via libera allo sdoganamento dipenderà anche dalla capacità dell’impresa di dimostrare di avere requisiti organizzativi, informativi e di compliance adeguati.
Lo status di dichiarante autorizzato è, di fatto, il lasciapassare per operare nella fase definitiva del CBAM. Senza questa autorizzazione, le merci CBAM potranno essere bloccate in dogana, con conseguenze operative (ritardi, mancata consegna, fermo produzione) ed economiche (costi aggiuntivi, potenziali sanzioni). Non è quindi un adempimento formale, ma un elemento da inserire nella gestione del rischio aziendale e nelle strategie di approvvigionamento.
La domanda per ottenere lo status di dichiarante CBAM autorizzato deve essere presentata tramite il Registro CBAM, attraverso il modulo di gestione delle autorizzazioni (Authorization Management Module – AMM). In Italia, l’Autorità competente è il Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica. Il dossier richiesto non si limita a dati anagrafici: occorrono informazioni sull’impresa (numero EORI, attività economica), sulla sua situazione fiscale e doganale, sulla solidità economico-finanziaria e, soprattutto, sulla capacità organizzativa di monitorare e dichiarare correttamente le emissioni incorporate.
Preparare la domanda richiede quindi un lavoro di squadra: coinvolge ufficio doganale, amministrazione, controllo di gestione, funzioni HSE/sustainability e, in molti casi, anche i responsabili acquisti. È necessario disporre di una mappatura aggiornata delle merci importate, dei volumi, dei paesi di origine e dei fornitori extra UE. Ma serve anche dimostrare di avere processi interni adeguati per raccogliere, archiviare e controllare i dati necessari al CBAM.
Il timing è un altro fattore critico. Le imprese che rimandano rischiano di trovarsi nella situazione di dover presentare la domanda in tempi stretti, senza aver definito responsabilità interne, flussi informativi e modalità di coinvolgimento dei fornitori. Al contrario, chi parte per tempo può costruire un dossier robusto, riducendo il rischio di richieste di integrazione o di ritardi nell’autorizzazione.
Per supportare le aziende in questo passaggio, il sistema Fòrema–Confindustria Veneto Est ha strutturato un servizio CBAM 2026 che include un modulo specifico di assistenza alla richiesta dello status di dichiarante autorizzato. Il team specialist aiuta l’impresa a comprendere i requisiti, raccogliere le informazioni necessarie, impostare la documentazione e predisporre un percorso interno che renda credibile e sostenibile la domanda nel medio periodo.
Un aspetto importante è che lo status di dichiarante autorizzato non è solo una “spunta” da ottenere, ma un impegno a mantenere nel tempo determinate capacità organizzative. Per questo è utile affiancare alla domanda un lavoro parallelo sulla procedura interna CBAM, sulla formazione delle persone coinvolte e sul disegno dei flussi informativi tra funzioni aziendali e fornitori. È esattamente su questo che il servizio di Fòrema concentra il proprio valore aggiunto.
Per chi opera nel commercio internazionale, l’abilitazione CBAM diventerà presto un parametro qualitativo anche nei rapporti B2B: essere dichiaranti autorizzati, con processi solidi e trasparenti, potrà rappresentare un elemento di affidabilità percepita da clienti, partner e istituti finanziari. Investire in questo percorso oggi significa non solo mettere in sicurezza le importazioni, ma anche rafforzare la reputazione dell’impresa.
Scarica la Guida pratica al CBAM 2026 per avere una panoramica completa sui requisiti del dichiarante autorizzato e capire quali passi servono nella tua organizzazione, oppure contatta la nostra specialist Maria Angiulli cbam@forema.it