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La tua azienda ha già investito nella certificazione ISO 14001 o nella Carbon Footprint di Organizzazione? Potresti avere una buona parte delle basi per affrontare una nuova sfida: conoscere e misurare l'impatto ambientale dei tuoi prodotti.
Negli ultimi anni molte imprese manifatturiere hanno investito nella sostenibilità aziendale, adottando sistemi di gestione ambientale, monitorando consumi energetici, emissioni di CO₂ e rifiuti di produzione.
Investimenti importanti, che hanno permesso di migliorare il controllo dei processi e la capacità di gestire gli impatti ambientali.
Oggi il Passaporto Digitale del Prodotto (Digital Product Passport – DPP), introdotto dal Regolamento europeo ESPR (UE 2024/1781), apre una nuova prospettiva: rendere disponibili informazioni ambientali e tecniche specifiche sui prodotti, secondo requisiti che saranno definiti progressivamente per le diverse categorie.
Ma attenzione: conoscere l'impatto ambientale dell'azienda non significa automaticamente conoscere quello dei prodotti che realizza.
Facciamo un esempio.
Un'impresa certificata ISO 14001 conosce e gestisce i principali aspetti ambientali delle proprie attività.
Se ha realizzato anche una Carbon Footprint di Organizzazione secondo ISO 14064-1, dispone di un inventario delle proprie emissioni di gas serra.
Ma se un cliente chiedesse: «Qual è l'impronta carbonica di questo specifico componente?», sarebbe già in grado di rispondere?
Non necessariamente.
Per farlo occorre approfondire i dati riferiti al prodotto, considerando materie prime, processi produttivi, energia, trasporti e altre fasi pertinenti del suo ciclo di vita.
È qui che entrano in gioco due strumenti fondamentali:
LCA di Prodotto (ISO 14040 e ISO 14044): consente di valutare gli impatti ambientali lungo il ciclo di vita del prodotto, individuando le fasi e i processi più significativi.
Carbon Footprint di Prodotto (ISO 14067): permette di quantificare le emissioni di gas serra associate al prodotto, attraverso un'analisi focalizzata sull'impatto climatico.
Le due analisi sono strettamente collegate e possono essere sviluppate in modo integrato.
Insieme ai dati sulla tracciabilità dei materiali, sulla composizione e sulla filiera, contribuiscono a costruire una base informativa utile anche per affrontare i futuri requisiti del Passaporto Digitale, laddove applicabili.
La buona notizia? Non occorre necessariamente ripartire da zero.
I dati, le competenze e i processi sviluppati grazie alla ISO 14001 e alla Carbon Footprint di Organizzazione possono rappresentare un punto di partenza per le analisi di prodotto.
Il passo successivo consiste nell'integrare queste informazioni con dati specifici su materiali, fornitori e ciclo di vita.
Non significa sostituire le certificazioni esistenti, ma valorizzarle e ampliare la conoscenza ambientale dell'impresa.
E i benefici possono andare oltre la preparazione normativa: confrontare materiali alternativi, individuare opportunità di efficienza produttiva, migliorare la progettazione e rispondere con maggiore precisione alle richieste dei clienti.
Il Passaporto Digitale può essere lo stimolo. Il vero vantaggio è trasformare i dati ambientali che l'azienda già possiede in una conoscenza più approfondita dei propri prodotti.
Una domanda per gli imprenditori:
La vostra azienda saprebbe già calcolare l'impronta carbonica di uno dei suoi prodotti più strategici?