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PASSAPORTO DIGITALE DEL PRODOTTO: E SE IL CAMBIAMENTO ARRIVASSE PRIMA DAI CLIENTI CHE DALLA NORMATIVA?

Immaginiamo che domani un cliente strategico chieda alla nostra azienda non soltanto prezzo, qualità e tempi di consegna, ma anche informazioni precise sul prodotto che acquista.
Da dove provengono le materie prime? Qual è la sua impronta carbonica? Quanto materiale riciclato contiene? È possibile recuperarlo o riciclarlo a fine vita?
Sapremmo rispondere con dati affidabili e documentati?

Il Regolamento europeo ESPR (UE 2024/1781) ha introdotto il quadro per il Passaporto Digitale di Prodotto (Digital Product Passport – DPP), uno strumento destinato a rendere più accessibili e interoperabili le informazioni sui prodotti lungo la filiera produttiva.

La sua applicazione sarà progressiva, con requisiti e tempistiche differenti a seconda delle categorie di prodotti.

Ma per le imprese manifatturiere c'è una riflessione che va oltre la conformità normativa.

La capacità di conoscere e dimostrare le caratteristiche ambientali dei propri prodotti può diventare un elemento distintivo nelle relazioni commerciali.

La tracciabilità dei materiali, la conoscenza della supply chain, le emissioni di CO₂ e le possibilità di recupero non sono soltanto informazioni ambientali.

Sono dati che possono aiutare l'azienda a valutare i fornitori, migliorare la progettazione e rispondere alle richieste dei clienti.

È in questa prospettiva che strumenti come la LCA (Life Cycle Assessment) e la Carbon Footprint di Prodotto assumono un valore strategico.

Integrati con le informazioni su composizione, origine e riciclabilità, consentono di costruire una conoscenza più approfondita del prodotto e dei suoi impatti ambientali.

Non significa dover realizzare subito il DPP o affrontare nuove certificazioni.

Significa iniziare a considerare la sostenibilità di prodotto come una dimensione della competitività industriale.

Il Passaporto Digitale può essere lo stimolo. Il vero valore è conoscere meglio ciò che produciamo.

Una domanda per gli imprenditori: se oggi il nostro principale cliente ci chiedesse l'impronta ambientale del prodotto che gli vendiamo, quanto saremmo pronti a rispondere?