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Attuare il “continuous improvement” tramite le Retrospettive

Avete presente, col sopraggiungere della fine dell’anno, quel momento in cui vi scorrono davanti agli occhi i 365 giorni appena trascorsi in una sorta di “flashback”, e ripensate a cosa è successo, a come vi siete comportati, a cosa avete fatto, a cosa avete generato? Di solito, nell’istante successivo, ci ritroviamo a dichiarare buoni propositi, intenzioni, promesse di cambiamento, con l’obiettivo di diventare nell’anno che viene delle persone “migliori”, o semplicemente di metterci a dieta.
Questi sono in estrema sintesi i principi della retrospettiva, il rituale/evento più significativo messo a sistema dall’approccio Agile.

“Ad intervalli regolari il team riflette su come diventare più efficace, dopodiché regola e adatta il proprio comportamento di conseguenza.”
– il 12° principio del manifesto Agile –

Inspect and adapt

Immaginate il vostro team di lavoro… tutto sta funzionando piuttosto bene, ma l’obiettivo è di essere perfetti; sentite il bisogno di formalizzare, non con la solita riunione, un momento in cui “fermarsi” e capire se quello che stiamo facendo funziona o meno; sentite l’esigenza di adottare un approccio iterativo ed incrementale, poiché nella complessità del mercato del lavoro risulta difficile pianificare a lungo termine e prevedere a priori l’esito di una nostra azione.

La retrospettiva ha proprio questo scopo: di migliorare teamworking, metodi, work satisfaction e gli outcome perseguiti. Questo momento permette un apprendimento continuo e condiviso di team, è un acceleratore del cambiamento e spinge le persone all’azione.
Durante le retrospettive il team accompagnato da un facilitatore approfondisce non solo aspetti riguardanti il processo di sviluppo, ma si focalizza fortemente sulle dinamiche di gruppo e sui problemi del team. E questi problemi sono tanto sfidanti quanto quelli tecnici, se non di più. Ci si focalizza pertanto sulle modalità con cui abbiamo portato avanti il nostro lavoro e su come abbiamo interagito, si discute più sul “Come” abbiamo lavorato, piuttosto che sul “Cosa”. L’obiettivo è di analizzare le procedure, dedurre nuove modalità ed implementare queste nuove pratiche di lavoro, sperimentandole durante la prossima iterazione.

How to…

Una retrospettiva solitamente si articola in queste fasi:

• la raccolta di informazioni (meeting, momenti decisionali, eventi emozionali, modalità…) tramite Starfish, Glad Mad Sad, Timeline o altre tecniche per avere del materiale su cui discutere.

• l’individuazione di pattern, cluster, comportamenti e pratiche da migliorare, formulando nuove soluzioni.

• la definizione e messa a terra tramite sperimentazione di comportamenti da implementare durante l’iterazione e da verificare nella prossima retrospettiva.

Starfish Model

Un modello molto semplice ed efficace da implementare è quello riportato in copertina, chiamato “Starfish model” (Link). Questo modello aiuta il team ad approfondire questi aspetti:

KEEP DOING – mantenere come sono

MORE OF – fare con più frequenza

LESS OF – da fare con meno frequenza

START DOING – che dobbiamo iniziare a fare

STOP DOING – smettere di fare.

 

 

 

 

Gioele Romano

gioele.romano@forema.it

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