1. Home
  2. Magazine
  3. Progetti di miglioramento a medio termine in un anno senza compromessi: la virtualizzazione dei processi come nuovo playground.

Progetti di miglioramento a medio termine in un anno senza compromessi: la virtualizzazione dei processi come nuovo playground.

Molti colleghi Operations Manager in questo periodo iniziano a tirare le somme dei progetti di miglioramento affrontati quest’anno.

Ho supportato diversi casi lungo questi mesi: dal cambio di ERP all’adozione di impianti complessi, dalla revisione dell’organizzazione operativa al relayout completo del plant.

Tutti progetti molto diversi tra di loro, sia nei tempi di pianificazione che di realizzazione, sia per le persone coinvolte che per le competenze messe in campo. 

Ma accomunati da un fattore comune: la complessità della gestione delle variabili esogene e degli imprevisti.

Per quanto ben studiati, progettati, condivisi, appoggiati dalla proprietà e da tutto il management aziendale, i progetti di ampio respiro, più impattanti, a volte definiti “rivoluzionari”, hanno dovuto fare i conti con fattori esterni, estranei al mondo dell’azienda, ma direttamente collegati alla sua performance.  

Se nell’anno in corso le variabili esogene sono state particolarmente avverse ed invasive, è indubbio che qualsiasi strategia, percorso di cambiamento o evoluzione aziendale debba tenere conto dell’ecosistema in cui le aziende si trovano ad operare. Gli esperti lo chiamano V.U.C.A. World, un mondo caratterizzato da volatilità (fluttuazioni, turbolenze e cambiamenti sempre più rapidi), incertezza (il futuro è sempre più difficile da prevedere), complessità (la quantità di fattori da considerare e la loro interconnessione, comportano una difficoltà di analisi) e ambiguità (la mancanza di chiarezza di un fenomeno, non consente una sua adeguata interpretazione).

Che fare? L’esperienza sul campo suggerisce, innanzitutto, di considerare criticamente il tradizionale approccio alla strategia e al management, basato sull’assunto – ormai completamente smentito – che il mercato ed il mondo siano prevedibili e privi di oscillazioni. Non stiamo parlando di sostituire tout court la classica metodologia di project management, la programmazione e il demand planning con la metodologia agile; non esiste una ricetta buona per tutti i gusti. 

La chiave sta nell’armonizzazione dei due stili di management, nella contaminazione, nell’equilibrio dello stile di gestione, che dipende dal tipo di progetto e dal tipo di azienda. Con l’obiettivo di imparare a gestire in modo più fluido i progetti strategici aziendali, per sfruttare appieno, grazie alla flessibilità e alla capacità di adattamento, le opportunità che la realtà ci offre. Per farlo è necessario lavorare sulle persone a tutti i livelli, sul loro mindset, sula loro disponibilità ad abbracciare un approccio basato sulla sperimentazione e sulla continua interazione sia all’interno dell’azienda che con partner, fornitori e clienti.

Ma oggi modelli matematici e tecnologie sempre più evolute e user friendly ci aprono le porte all’era della simulazione: più ho studiato i miei processi aziendali, più li conosco e ne ho documentato i parametri, più precisamente riuscirò a virtualizzarli per simularne il comportamento a fronte di decisioni o di eventi improvvisi e imprevisti. Ne parleremo ancora; ne parleremo a lungo. 

La possibilità di studiare scenari molteplici, di valutare l’effetto dei vincoli fisici e dei legami logici, poterli infrangere e ricostruire, verficandone l’efficacia, ci mette nelle condizioni di aprire un tavolo di confronto aziendale “a costo zero”, mirando in modo preciso la soluzione che meglio di adatta alle esigenze strategiche, simulandone la versatilità nel tempo e nelle dinamiche del mondo reale. Questo è il nostro nuovo playground!

 

Francesca Rossetto

Smart Factory Specialist

e-mail: francesca.rossetto@forema.it

Menu